La Festa delle Milizie a fine maggio

La festa di Maria Santissima delle Milizie (Maria re Mulici o Maria Mulici in dialetto) quest’anno cade il 28 maggio.

Niente può fermare la fede, la devozione, la tradizione e l’amore di Scicli nei confronti di Maria Santissima delle Milizie, la rievocazione storica racconta (basata sul testo originale di Giuseppe Pacetto Vanasia del 1933) il celeberrimo e miracoloso fatto d’armi che nella primavera del 1091 sulla Piana di Milici, presso Donnalucata, vide contrapposti gli eserciti dell’Emiro saraceno Belcane da una parte e del Gran Conte normanno Ruggero I d’Altavilla, spalleggiato dagli sciclitani, dall’altra. Scontro risolto a favore di questi ultimi grazie all’intervento miracoloso della Vergine in groppa ad un cavallo bianco e con spada sguainata, quando tutto faceva pensare a una disfatta per mano saracena.

La rievocazione si svolge l’ultimo sabato di Maggio e a Piazza Italia viene eretto un castello che fa da scenografia ai fatti che precedono la battaglia (l’arrivo delle nave dell’Emiro, le trattative fra gli emissari dei due eserciti, le esortazioni all’Emiro di desistere dai suoi propositi da parte di varie figure sciclitane), alla battaglia vera e propria e all’apparizione della Vergine. Dopo la rievocazione, il simulacro (risalente alla seconda metà del settecento) attraversa in processione le vie della città, seguito dal corteo storico in costume.

Narrata da Elio Vittorini,  inserita  nel calendario regionale dei Grandi Eventi della Regione Sicilia, la festa negli ultimi anni si è avvalsa per la sua rappresentazione sacra di attori di livello nazionale come Carlo Cartier, Roberto Nobile, Massimo Leggio (che ne è stato anche il regista), Roberto Alpi (il Gran Conte Ruggero nel 2011) e Daniele Pecci (l’Emiro Belcane nel 2012).

La Madonna delle Milizie è  Patrona Civitatis e sul luogo della battaglia è edificato un santuario-convento, costruito tra il 1093 e il 1098, ampliato nel 1391 e ricostruito interamente nel 1721. Dotato di una torre-campanile bizantina dell’800 d.C., contiene al suo interno l’impronta impressa sulla pietra del piede della Madonna.

La festività si condisce (è davvero il caso di scrivere così) di un avvenimento gastronomico importante come quello della Sagra della Testa di Turco, il tipico dolce sciclitano collegato alla tradizione della battaglia, a forma di turbante arabo, ripieno di crema pasticciera o ricotta vaccina dolce con cannella e cioccolato.

Un tempo era consumata, come una sorta di trofeo ideologico, alla fine della rievocazione della battaglia. Secondo alcune fonti realizzato stranamente dai vinti e non dai vincitori, in altre parole da quegli arabi che lasciarono come loro testamento culturale le pratiche dolciarie già introdotte durante il loro regno in Sicilia, la testa di turco, per questo, si può definire il trofeo dei vinti.

Differenti versioni raccontano di una matrice sciclitana del dolce, dato in regalo agli sconfitti prima che riprendessero in mare o, ancora, accezione più comune fra le persone, ma più macabra, la testa di turco non sarebbe altro che la trasposizione in cibo dei trofei di guerra normanni, ovvero le teste mozzate dei saraceni.

In primavera, Scicli vi aspetta in occasione degli avvenimenti più importanti dell’anno: un’esperienza da vivere, capace di far assaporare la vera identità della Sicilia nelle sue molteplici sfumature.

 

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